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STEM - ragazze e scienza

Chiara: dall’ingegneria biomedica alla robotica del SIRSLab

Di Veronica Adriani.

Dall'ingegneria biomedica alla robotica: storia di Chiara, che al SIRSLab di Siena lavora su mani robotiche destinate all'interazione con l'uomo

STEM: ROBOTICA AL SIRSLAB DI SIENA

Chiara Gaudeni, dottoranda al SIRSLab di Siena
Chiara Gaudeni, dottoranda al SIRSLab di Siena — Fonte: photo-courtesy

“Quella di scegliere Ingegneria è stata una scelta abbastanza facile, perché quello che pensavo potesse piacermi corrispondeva a quello che pensavo potesse darmi un lavoro”. Chiara Gaudeni è dottoranda al , laboratorio di Human Centered Robotics coordinato da Monica Malvezzi e Domenico Prattichizzo. La sua storia accademica nelle STEM è iniziata con l’iscrizione alla facoltà di Ingegneria biomedica ad Ancona e proseguita a Bologna con una magistrale in Ingegneria dell’automazione. Tre atenei diversi ma un atteggiamento comune: anche se le donne nell’ambito della robotica sono in inferiorità numerica, “mi sono sempre inserita molto facilmente” racconta.

Chiara al termine delle superiori ha le idee chiare: “Ho deciso di iscrivermi a Ingegneria Biomedica per l’amore per la matematica e le materie scientifiche in generale, e perché mi piaceva l’idea di qualcosa di tecnico applicato all’ambito medicale” ma anche i professori contribuiscono ad indirizzarla su una disciplina STEM:  “avevano  individuato in me capacità di ragionamento superiori a quelle di memorizzazione”. La scelta però non si può dire sia nata da quando era una bambina: “da piccola volevo fare la scrittrice” confessa.

Al termine dell’Università, la sensazione che il mondo accademico e quello del lavoro siano spesso distanti, è forte: “purtroppo ci rendiamo conto di cosa vogliono le aziende solo all’ultimo anno” commenta. Ciò non impedisce comunque un successo nel settore STEM, soprattutto se si hanno due capacità, ovvero “essere persone brillanti e dinamiche”, aggiunte alla terza: quella di imparare a non dare peso ai pregiudizi di qualsiasi natura. “Qualche pregiudizio c’è stato durante progetti di gruppo con persone che non mi conoscevano” ricorda Chiara “ma una volta dimostrate le proprie capacità, non ci sono più discriminazioni”.

Se ripensa al suo percorso, non può fare a meno di notare quanto sia stato importante il sostegno della sua famiglia: “Serve a darti la carica. Io ho sempre avuto mia mamma, la mia più grande fan, e mio babbo, sempre pronto a dirmi la sua just a walk in the park prima di ogni esame” ricorda.

Sono tante le ragazze che al termine delle scuole superiori non si sentono pronte per affrontare un percorso nelle STEM, temendone gli ostacoli: “a chi voglia fare questo percorso consiglierei di pensarci bene, perché non è un percorso semplice” dice Chiara. E, se si è davvero convinti, “consiglierei di mettercela tutta. Ma davvero tutta. E non darei consigli diversi a una ragazza”.

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