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STEM - ragazze e scienza

Le mani robotiche di Monica: dall’ingegneria meccanica un aiuto per l’uomo

Di Veronica Adriani.

Monica Malvezzi è ricercatrice di Meccanica applicata alle macchine. Il suo team di ricerca a Siena, quasi tutto al femminile, progetta e costruisce mani robotiche “Human-Centered”

STEM: INGEGNERIA APPLICATA A SIENA

Monica Malvezzi, che insieme al Prof. Domenico Prattichizzo coordina il team del SIRSLab di Siena
Monica Malvezzi, che insieme al Prof. Domenico Prattichizzo coordina il team del SIRSLab di Siena — Fonte: photo-courtesy

Quando e Visiting Scientist per l’Istituto Italiano di Tecnologia, Department of Advanced Robotics – presenta il suo lavoro, non ha dubbi: “la robotica, e in particolare l’interazione uomo-robot, è in forte ascesa. Si tratta di un settore ricco di sfide, di stimoli e di opportunità, in cui è impossibile annoiarsi”.

Monica coordina, insieme al Prof. Domenico Prattichizzo, un team di ricerca composto da una ventina di persone: “il numero è variabile. C’è chi frequenta il laboratorio ogni giorno, ci sono i laureandi, i dottorandi, e anche i ricercatori di altri dipartimenti o atenei, che collaborano a singoli progetti” racconta. Anche se gli uomini non mancano, il team di cui si compone il SIRSLab conta un gran numero di donne con professionalità diverse che contribuiscono, ciascuna nel suo campo - nell'ambito delle STEM - al successo dei progetti: “Le mie attività di ricerca riguardano prevalentemente la cosiddetta Human Centered Robotics, una serie di applicazioni della robotica in cui il punto centrale è l’uomo: Robot che interagiscono con uomini in compiti di cooperazione, robot che possono essere indossati, esoscheletri e arti robotici supplementari…” spiega Monica. E aggiunge: “Dovendo interagire con l’uomo, anche a livello fisico, è necessario conoscere bene come l’uomo si comporta”. Ecco perché, per portare a termine un progetto comune, non basta l’ingegneria, ma diventano fondamentali le conoscenze di tutti: medici, neuroscienziati, psicologi.

Pepper, uno dei robot del SIRSLab
Pepper, uno dei robot del SIRSLab — Fonte: photo-courtesy

STEM: SCIENCE TECHNOLOGY ENGINEERING MATHEMATICS

Anche se fin da piccola sognava di essere una scienziata, la scelta di seguire la strada dell’ingegneria per Monica è arrivata con l’adolescenza: “Fin dalle scuole medie sono sempre stata attirata dalle materie scientifiche e tecniche” racconta. “Fino alla quinta superiore avrei forse scelto di fare ingegneria civile, mi sembrava una scelta più adatta per una ragazza. Poi alla fine della scuola ho realizzato che nessuno dei miei compagni di classe si sarebbe iscritto a ingegneria, tranne due, che però avevano optato per l’indirizzo meccanico. E per non rimanere sola, mi sono iscritta a ingegneria meccanica anche io”. Una scelta dettata dal caso? Non esattamente. Monica segue l’istinto e la passione per la matematica, ma nella scelta di un indirizzo di tipo STEM accarezza anche l’idea di avere prospettive occupazionali più serie. Più di ogni altra cosa, però, nella scelta finale è la tenacia che la fa da padrona: “avevo voglia di cimentarmi in un percorso non facile, di sfidare me stessa e le mie capacità”.

Gli anni che seguono non sono sempre facili: Ingegneria meccanica è una facoltà complessa, che richiede studio, dedizione, e, per una studentessa fuorisede, anche una buona dose di spirito di adattamento: “Dovevo per la prima volta imparare a cavarmela da sola” racconta Monica. C’è la gestione quotidiana della casa e la difficoltà che incontra chi dalla provincia arriva in città. Ben presto però Monica si appassiona alla materia e le questioni collaterali non hanno più un gran peso: “Su circa duecento matricole, eravamo solo in sette ragazze” ricorda Monica “Mi sono resa conto che i problemi veri erano quelli che ci assegnava il Professore di Fisica I e non la nostra inferiorità numerica… e ho cercato di risolverli nell’unico modo possibile: studiando”.

STEM, UNIVERSITÀ

Una "stretta di mano robotica"
Una "stretta di mano robotica" — Fonte: photo-courtesy

L’incontro con la robotica arriva durante il corso di laurea, ma è solo con la ricerca a Siena, dal 2009, che Monica inizia davvero ad occuparsi del tema con costanza. Le soddisfazioni non tardano ad arrivare: “ho avuto modo di confrontarmi con altre università all'estero dopo la laurea, durante il dottorato e nella mia vita da ricercatrice” racconta. E non manca l’occasione di collaborare anche con il mondo delle aziende, notando le differenze fra tempi, metodi di lavoro e presentazione dei risultati: “Sono sicuramente contenta di avere avuto queste opportunità di scambio, mi hanno insegnato molto anche su come devo gestire i miei progetti, sull’importanza di avere obiettivi concreti e fissati” spiega.

VIDEO: IL SIRSLAB DI SIENA

Il sostegno della famiglia per Monica è stato fondamentale: “I miei genitori e la mia famiglia sono stati i miei più grandi supporti” racconta “Non mi hanno mai condizionato nelle mie scelte, anzi, le hanno incoraggiate. Mi hanno permesso di studiare nonostante le condizioni economiche in casa a quel tempo non fossero proprio rosee, non mi hanno mai fatto pesare il sacrificio di mandarmi all’università”. Tra i suoi punti di riferimento celebri “Stephen Hawking, testimonianza di quanto i nostri limiti siano relativi, e comunque un po’ più in là rispetto a quello che immaginiamo, e Alan Turing, come dimostrazione di quanto siano stupidi e dannosi i pregiudizi di ogni genere”.

Monica, che nel 2014 è stata anche , dove ha presentato il suo lavoro e quello del suo team, oggi è un punto di riferimento per tanti studenti universitari che vogliano approcciare il settore della robotica. Per chi si accosti a questo mondo ha solo un consiglio: “Di pensarci bene, perché è un percorso non privo di difficoltà. Per affrontarlo non servono sforzi sovrumani o capacità eccezionali, è sufficiente avere la giusta determinazione, cercare di non scoraggiarsi quando si incontrano i primi scogli, iniziare a studiare dal primo giorno e organizzarsi bene”.

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